Editoriale del Presidente

  • 03 aprile 2018
    Pres 2018
    Facciamo i conti ogni giorno con la faccia oscura di una società violenta. Tanti i fatti, tanti i protagonisti negativi che occupano la scena, espressioni di un malessere profondo, onde di un fiume carsico che attraversa stagioni e confini geografici. Una violenza senza dubbio pervasiva: esplode indifferentemente nell’ambito privato, famigliare, ma anche livello sociale e politico, nazionale e internazionale. Un carattere forte, un elemento fermo nella nostra società liquida, che sfida coloro che sono designati a opporre ad un’illegalità diffusa gli strumenti della legalità, limitati ma efficaci. Un compito di arginare che in prima battuta riguarda le istituzioni, ma che non esclude che ognuno faccia la sua parte. Non è facile tollerare un’aggressività così diffusa, una violenza tanto invasiva, veicolata in forma acritica dal circuito mediatico, capace di creare rischi di emulazione soprattutto tra i più giovani. Sui giornali, in tv, nel mondo del web, gli ultimi anni hanno portato alla luce fenomeni ripugnanti, comportamenti che si stenta a riconoscere nelle pieghe delle interazioni che sono il cuore delle nostre società. A partire dalla violenza di genere, che provoca danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne. O dalla violenza che minaccia o colpisce ogni giorno i bambini, o di cui sono vittime gli anziani. Fenomeni allarmanti, che prima ancora di considerare dal punto di vista del profilo penale, interroghiamo con ansia come segnali inquietanti del fatto che il patto sociale che sta alla base del nostro vivere comune forse si sta pericolosamente disgregando.
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