Editoriale del Presidente

  • 11 luglio 2018
    Pres 2018
    RAPPORTO TRA COLLEGHI...NON SOLO DEONTOLOGIA. Può accadere (e spesso accade) che sul lavoro si perda la pazienza. Sfoghi, contrasti, scambi verbali non amichevoli tra colleghi sono una pagina non infrequente nell'esperienza lavorativa di ognuno di noi. Da un sondaggio condotto dall’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Eu-Osha), sei persone su dieci ritengono che lo stress lavoro correlato sia causato da situazioni conflittuali. I conflitti nascono sempre da un confronto tra i bisogni individuali, del singolo lavoratore, e i bisogni organizzativi della struttura, azienda o ufficio che sia. Quest'ultima ha le sue necessità - orario, organizzazione, finalità - che quasi mai coincidono con quelle della singola persona. Negli ultimi anni il conflitto sul lavoro è diventato fisiologico: capi e manager difficili, stress, malintesi, irritazioni, frustrazioni, tante le cause che rischiano di trasformare una giornata di lavoro in luogo di conflitto. Da tutto questo non è escluso il mondo medico, in corsia o sul territorio. Capita che colleghi in camice bianco possano mettersi a litigare tra loro o che sorga qualche contrasto nei confronti di decisioni superiori o con le esigenze della struttura che sono spesso esecutive. Litigare sul lavoro non è di per sé un male, anzi può essere costruttivo. Un litigio permette un ricircolo di energie lasciate troppo a lungo ferme, favorisce il fluire di una comunicazione fino a quel momento non chiara. Può accadere, accade: nulla di anomalo. Ma sarebbe bene evitare che lo spazio comune diventi spazio di scontro e conflitto tra chi lavora insieme: tali situazioni non mancano di produrre effetti negativi di vario genere.
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