LE PROSPETTIVE E GLI OBIETTIVI. FORMAZIONE SU MISURA E MENO BUROCRATIZZATA?

14 gennaio 2016

Si è insediata lo scorso 9 dicembre alla presenza del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin la nuova Commissione Nazionale per la Formazione Continua. La Commissione avrà il compito di stilare il nuovo accordo Stato-Regioni in materia di formazione sanitaria e di monitorare tutti gli aspetti necessari a garantirne l’adeguato svolgimento: dalla verifica degli standard di qualità alla razionalizzazione delle proposte – sul territorio così come a distanza – dallo snellimento dell’apparato burocratico per l’erogazione dei corsi alla vigilanza del rispetto degli obblighi formativi da parte delle aziende sanitarie. La neo-commissione, in carica per i prossimi tre anni, si avvale della rappresentanza ordinistica alla vicepresidenza con Roberta Chersevani, presidente FNOMCeO, mentre tra i membri del gruppo di lavoro include il segretario FNOMCeO Luigi Conte, il presidente dell’OMCeO di Varese, e presidente della Snamid, Roberto Stella e il presidente Cao di Bergamo Stefano Almini. A loro la redazione MediaFnomceo chiede di fare il punto sullo stato dell’arte e le prospettive in materia di formazione.

Dr. Conte, Segretario FNOMCeO. Secondo quanto  dichiarato in occasione del Forum ECM di Roma nel 2013, il sistema ECM tende ancora ad essere visto come un “creditificio”, piuttosto che un momento di reale crescita professionale. In questi ultimi due anni, secondo Lei, la situazione è cambiata? In che modo, in ogni caso, si può rivitalizzare l’offerta formativa?
Purtroppo la considerazione che il sistema ECM sia un “creditificio” persiste diffusa in ampi settori delle professioni sanitarie. La causa, nonostante il grande impegno delle precedenti commissioni, è da ricercare nel mancato aggancio dell’aggiornamento all’esercizio della professione e della disciplina di competenza con conseguente ricerca di crediti da raccogliere per assolvere all’obbligo di legge. Il 2015 doveva essere utilizzato per implementare l’uso e la diffusione del Dossier Formativo quale strumento utile a perseguire l’obiettivo di creare coerenza tra l’esercizio professionale, l’aggiornamento ed il miglioramento delle performance, ma di fatto è stato consumato inutilmente in lungaggini burocratico-amministrative per la designazione e la nomina dei nuovi commissari.

A proposito di Dossier formativo, in che modo e con quali risultati è stato utilizzato?
Dopo una lunga e paziente fase di allestimento e sperimentazione il Dossier formativo è stato aperto in modo sperimentale a tutti i professionisti che su base volontaria volevano cimentarsi nel rilevare i propri bisogni formativi e programmare l’aggiornamento nell’arco di un triennio. Erano stati previsti anche interventi premianti per quanti aderivano alla sperimentazione. Bisognava preparare anche un video per la presentazione e diffusione del Dossier formativo. Ma tutto è restato lettera morta per quasi 10 mesi. Fino ad oggi poco più di 1500 professionisti hanno creato il proprio Dossier formativo collegandosi e registrandosi al sito http://www.cogeaps.it e programmando il proprio aggiornamento nell’arco di un triennio. Se questo strumento fosse a regime ci sarebbero delle ripercussioni positive anche per i Provider, che avrebbero la possibilità di tarare la propria offerta formativa sui bisogni espressi da ciascun professionista e gruppi di professionisti.

Snellimento dell’apparato burocratico per agevolare l’erogazione di proposte formative: tenendo conto di quanto fatto finora, saranno necessari interventi specifici anche in questo ambito?
Ogni anno in passato, tranne quest’anno, la Commissione Nazionale ECM incontrava tutti gli operatori impegnati nel sistema ECM per presentare le innovazioni e gli impegni futuri, rilevare le criticità del sistema e cercare soluzioni condivise, riaffermare l’intento di far evolvere il sistema verso lo sviluppo professionale continuo di cui l’ECM è soltanto una componente. In questi incontri sono state rappresentate le difficoltà di gestione, soprattutto da parte dei provider, di un sistema che nel tempo ha portato ad un considerevole appesantimento burocratico. Da qui l’impegno ad una semplificazione che faccia recuperare efficienza ma al tempo stesso mantenga buoni livelli di controllo sulla qualità del sistema.


Tra il 2012 e il 2014, secondo i dati del Ministero della Salute, sono stati proposti oltre 100.000 eventi formativi da parte di oltre 1000 provider accreditati: in che modo è concretamente possibile organizzare la valutazione qualitativa di un’offerta così imponente?
Esistono due modi per valutare la qualità dell’offerta formativa: uno è il questionario di valutazione che ciascun discente è tenuto a compilare al termine della partecipazione ad un evento formativo. L’altro è la presenza a random di osservatori presso ciascun evento per valutarne la qualità e soprattutto la rispondenza tra quanto dichiarato e quanto offerto ai discenti. Il primo metodo è attivo ed ha dato soddisfacenti riscontri. Il secondo è più difficile da attuare perché bisogna avere a disposizione un buon numero di osservatori adeguatamente formati che vadano in giro per l’Italia a fare le verifiche. Accanto ad un’offerta formativa mediamente di buon livello esistono eventi formativi qualitativamente eccellenti e talvolta eventi formativi pessimi, che ci vengono segnalati dai professionisti, contro i cui provider la Commissione Nazionale per la Formazione Continua interviene con adeguate sanzioni fino alla sospensione dall’accreditamento.

A prescindere dal dato quantitativo, in che modo è cambiata l’offerta formativa negli ultimi anni?
A seguito della situazione economica del paese degli ultimi anni, c’è stata una drastica riduzione dei finanziamenti da parte delle aziende sanitarie pubbliche e private ed anche le sponsorizzazioni, per quanto soggette a limitazioni e regolamentazione, sono diventate meno frequenti per l’organizzazione di eventi formativi residenziali. Tutto questo, insieme al blocco del turn-over, ha portato ad una sempre maggiore difficoltà di allontanarsi dal servizio per aggiornarsi ed ha favorito il notevole sviluppo della formazione a distanza su sistema web o su cartaceo.
Nel giro di quattro anni la copertura della formazione a distanza è passata da un 4 % ad oltre il 45 %. A questi livelli ha contribuito in modo importante la FNOMCeO che con i suoi corsi Fad, rintracciabili sul suo portale http://www.fnomceo.it e http://www.fadinmed.it , riesce a garantire a titolo completamente gratuito a tutti i suoi medici ed odontoiatri l’offerta formativa di un anno.
Un buon incremento ha ricevuto anche la Formazione sul campo con accreditamento di gruppi di studio, audit clinici, revisioni della letteratura, discussione di casi clinici, gruppi di miglioramento, interdisciplinari ed interprofessionali.

Quali sono le principali linee operative che la Commissione intende seguire nel triennio a venire? Con quali priorità? E con quali eventuali mediazioni rispetto ai rappresentanti delle altre categorie inclusi nel gruppo di lavoro?
Tutti i rappresentanti delle Professioni sanitarie condividono la necessità che il sistema ECM debba contribuire efficacemente al miglioramento della qualità professionale a tutela della salute dei cittadini e si impegnano nel perseguire questo obiettivo in modo unitario senza alcuna differenziazione. Ci sono talune professioni che hanno un’offerta formativa gravemente carente e per queste la CN deve procedere ad investire risorse adeguate. Va attuato e diffuso il Dossier formativo per dare coerenza alla formazione long-life. Va  creato un set di parametri utili alla valutazione dell’impatto formativo sulle performance professionali di ciascun professionista. Occorre ripristinare al più presto il canale per l’accreditamento e la valutazione dei provider e degli eventi per garantire la tenuta di un sistema di qualità che porti all’espulsione dal sistema di quanti lavorano male ed hanno comportamenti opportunistici. Occorre un armonico e condiviso sviluppo del sistema ECM nazionale e dei sistemi ECM regionali. È necessario riprendere il contatto in una convention nazionale con tutti gli stakeholder del sistema.

Dr. Stella, Presidente dell’OMCeO di Varese e della Snamid. Commissione e società scientifiche: in quali termini è possibile stabilire e mantenere un rapporto di confronto e collaborazione? (Anche alla luce dell’importanza che in questo momento le società scientifiche rivestono in relazione alla definizione delle linee guida, in materia di responsabilità professionale e appropriatezza)
Le società scientifiche possono dare riferimenti fondamentali nel momento in cui si devono individuare i percorsi e i contenuti dell’aggiornamento mettendo a fuoco quali sono i bisogni formativi delle diverse aree professionali, anche alla luce di una ampia letteratura di riferimento. Questo aspetto è molto importante per costruire una formazione “ad hoc”, che non sia troppo istituzionale o generalista ma provi ad intercettare i “vuoti formativi” per una resa massima di quello che è il Dossier formativo. Il punto di partenza è quindi l’esperienza che certamente le Società Scientifiche hanno in materia di costruzione percorsi diagnostico-terapeutici appropriati; c’è però da tenere presente un rischio nel momento in cui questi profili di appropriatezza si trasformano e possono dare luogo ad “atti sanzionatori”. Cioè quando le linee guida proposte diventano cogenti e vincolanti, costituendo dei veri e propri atti normativi contro il medico: le indicazioni sui percorsi diagnostico-terapeutici infatti sono prodotte per offrire raccomandazioni e parametri ci correttezza e sono dei dispostivi di qualità, non di “censura” dell’autonomia e della responsabilità del medico. Su questi due concetti FNOMCeO lavora ormai da molti anni per promuovere una cultura della responsabilità dell’atto medico che fonda la nostra professione. È chiaro quindi che le linee guida, le raccomandazioni, che sono degli orientamenti di qualità, non possono costituire un limite all’atto medico o ancor peggio una sanzione. Credo che la Commissione ECM e il Ministero possano fare molto nella direzione corretta, che porta verso un’integrazione e una collaborazione al di là delle singole identità e interessi specifici, verso l’individuazione della migliore pratica clinica e appropriatezza prescrittiva.

La medicina di famiglia: una medicina del futuro? Quali aspetti dell’offerta formativa occorre ancora implementare in questo specifico settore?
Sono profondamente cambiati gli scenari demografici il futuro ci prefigura un ulteriore allungamento della vita media della vita media, una popolazione sempre più vecchia con patologie che modificano la propria storia naturale tendendo sempre di più alla cronicizzazione. Cambia quindi lo scenario della medicina e dell’assistenza in particolare sul territorio ed è su questo che l’offerta formativa deve lavorare perché i medici saranno chiamati ad essere sempre di più “tutori della cronicità”.
Non basterà più una riflessione sulle grandi tematiche su cui peraltro oggi c’è già un’ampia e approfondita offerta di aggiornamento, anche grazie alla formazione a distanza. Si dovrà lavorare su questo settore specifico in modo dedicato: per esempio pensando alla maggior complessità del paziente con più patologie in atto; all’effetto di terapie con un numero sempre maggiore di farmaci, alle necessità di integrare i percorsi di diagnosi e cura. Sarà necessario pensare ad una medicina sempre più cucita sul paziente, personalizzata che potremmo definire “sartoriale”.

E in questo sistema di assistenza che ruolo hanno le associazioni, di malati e familiari?
Un ruolo fondamentale soprattutto in questo ambito di cronicità, ma non solo. Oggi è bene dire che il sistema dell’assistenza è fortemente aiutato da queste realtà territoriali e gran parte della domiciliarità è possibile anche grazie al loro lavoro. Ed è insieme a loro che bisogna lavorare per migliorare tutto il sistema assistenziale, a partire dalla conoscenza diretta, dei reali dei bisogni, costruendo un progetto comune, una comunicazione integrata.

Lei tocca uno degli aspetti più discussi in medicina ma paradossalmente forse ancora poco “assimilati”, cioè le competenze relazionali-comunicative. Inoltre, a prescindere dalle peculiarità delle singole specializzazioni cliniche, quali sono le aree su cui occorrerebbe una maggiore alfabetizzazione?
Il tema della comunicazione è davvero importante per la nostra attività professionale, anche in termini molto concreti e pratici. Basti dire per esempio che l’esplosione del contenzioso, al netto delle competenze tecnico-professionali, attecchisce là dove la competenza comunicativa è scarsa o assente. Se si lavora, dal punto di vista relazionale comunicativo, sui nuclei originari della medicina, il colloquio, l’ascolto, la narrazione, si nota che i contenziosi diminuiscono molto. Nel cambiamento di paradigma della medicina e del medico credo che si sia perduto molto di questa competenza che, al di là del tanto decantato recupero delle radici umanistiche della medicina, fonda l’atto medico, lo sostanzia. Credo quindi che accanto allo studio e alla ricerca di linee guida sia necessario potenziare anche quest’area, relazionale-comunicativa, sui cui peraltro FNOMCeO sta già investendo molto. Un altro aspetto su cui vorrei soffermarmi è quello gestionale. Il cambiamento profondo della malattia, e della medicina, che abbiamo un po’ descritto, non può non implicare una riflessione anche sui nuovi profili di assistenza necessari. Intendo dire che questo scenario di maggior complessità ci porta necessariamente ad immaginare l’affiancamento di altre figure professionali sanitarie in un sistema di assistenza “di rete”. Saranno fondamentali nuove competenze da un lato e percorsi integrati dall’altro per far fronte a quella che sarà sempre di più una urgenza territoriale. Si tratta quindi dell’assetto gestionale che è in qualche modo il nucleo di una trasformazione culturale che viene da lontano ma su cui è necessario ancora lavorare: sul concetto di equipe, sulla necessità di nuovi modelli della medicina di famiglia, sull’integrazione di competenze e sull’ interdisciplinarietà.

Dr. Stefano Almini, Presidente Cao di Bergamo. Quali le possibili aspettative di questo insediamento tecnico?
Credo che tra le aspettative, e quindi anche tra gli obiettivi, ci sia la creazione di un ECM che abbia un impatto di efficacia, che raccolga cioè delle pratiche che riescano a cambiare il comportamento. L’obiettivo è lavorare su un sistema di formazione che affondi realmente nella professione, cambiando schemi, routine, abitudini. Cioè su un atteggiamento professionale, e intellettuale, che non insista e si ripieghi su conoscenze e competenze già acquisite, ma che si interroghi sulle aree meno sicure, sugli ambiti meno approfonditi. L’idea è creare un sistema formativo davvero nuovo che tenga conto anche dei diversi bisogni della professione in un atteggiamento nuovo del gesto clinico-diagnostico. Per procedere in questa direzione diventa molto importante tenere conto delle trasversalità di patologia tra le professioni sanitarie, della diagnosi differenziale, e dei percorsi condivisi tra le diverse professioni che ne conseguono. La formazione a cui guardiamo deve lasciare traccia, deve produrre cambiamento verso appropriatezza, efficacia e qualità.

A cura della Redazione Media FNOMCeO