SANITÀ, ANCHE “GOOD NEWS”

22 marzo 2017
Il buon funzionamento delle istituzioni “non fa notizia”. Inoltre chi riceve dallo stato un servizio pubblico di buona qualità ritiene di aver ricevuto soltanto quello che gli spetta e, salvo rari casi, non si sente tenuto a dichiarare pubblicamente la sua soddisfazione; chi riceve invece un servizio inadeguato o ritiene di essere stato danneggiato scrive ai giornali e, non infrequentemente, cita in giudizio medici e istituzioni. Non si può nascondere più di una perplessità e parecchi dubbi di fronte a polemiche, attacchi e condanne a cui assistiamo, sui media, ormai da anni, in occasione di problemi che riguardano la sanità. Nessuno stupore, considerata la centralità della salute e della sua cura tra opinione pubblica e cittadini. Tuttavia si tratta di un trend non esente da pericoli e rischi anche gravi. Un dato di fatto che si può cogliere anche al di là del nostro punto di vista di medici.
Nel mondo della sanità, è chiaro, non mancano difficoltà e problemi, errori e ritardi. Tutti noi che operiamo ogni giorno sul fronte della tutela della salute non ignoriamo casi di cattiva sanità, difficoltà di gestire al meglio le risorse, problemi legati al rapporto tra cittadini e strutture sanitarie, difficoltà che vivono soprattutto i cittadini in condizioni più deboli. Ma quando tutto ciò comporta anche un giudizio generico e superficiale sui medici e il loro operato, un giudizio fatto di luoghi comuni e incapacità a cogliere professionalità e dedizione, competenza e sensibilità della stragrande maggioranza del personale medico, allora è opportuno rimettere i puntini sulle “i”, rimarcando come il mondo medico sia in prima linea per rispondere al meglio alla domanda di salute e di cura di oggi.
Pur tra difficoltà e problemi, la presenza dei camici bianchi resta uno dei punti di riferimento nel Paese, nelle grandi e nelle piccole strutture sanitarie, in ospedale e sul territorio, in un periodo difficile come quello attuale, in cui spending review e riorganizzazioni incidono sulla qualità delle cure e dell’assistenza. Generalizzazioni e luoghi comuni, che scaricano su medici e infermieri ogni problema, incrinano colpevolmente e pericolosamente il rapporto di fiducia con i cittadini-pazienti, un rapporto costruito nel tempo e che costituisce un prezioso argine nei confronti dalla fuga dalle cure e del fai-da-te, ma anche di un marketing senza scrupoli che fa leva sulla debolezza e l’allarme che la malattia suscita in ognuno di noi. Sono inaccettabili critiche generalistiche e superficiali verso il mondo dei camici bianchi che costituisce al contrario il cuore stesso di ogni riorganizzazione che, come accade oggi, punti sulla medicina del territorio, su risposte non ospedaliere, valorizzando proprio coloro che sono a contatto quotidiano diretto con i cittadini e la loro salute, sentinelle di una medicina che è tutt’uno con la vita dei cittadini.
Non solo: occorre che al più presto si investano risorse finanziarie ingenti su formazione e specializzazione delle nuove generazioni di medici, considerate le previsioni che, più volte, hanno fatto lanciare un allarme circa la carenza, nei prossimi anni, soprattutto di medici di famiglia. Non si può ignorare il paradosso in base al quale proprio le figure che dovrebbero garantire una risposta alla domanda di salute in forma più flessibile e territoriale, rischiano di essere numericamente inadeguate ai bisogni e ai cambiamenti che riguardano la sanità del futuro. Un problema ineludibile, che deve essere risolto al più presto. Su questi temi occorre che si polarizzi l’attenzione, con risposte serie e tempestive, senza dimenticare, certamente, i casi di cattiva sanità, disattenzione e negligenza, ma senza che ciò costituisca un alibi per il non prendere decisioni o rimandarle circa il futuro della cura della salute assicurata da medici e infermieri che fanno della professionalità e della competenza il loro vero punto di forza messo a servizio del Paese.