Editoriale del 7 luglio 2017

07 luglio 2017

La storia della vaccinazione inizia con la scoperta del vaccino contro il vaiolo nel 1796 da parte di Edward Jenner ed è conside­rata una delle più grandi scoperte mediche fatte dall’uomo.

L’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) in una sua pub­blicazione definisce i vaccini come il più efficace ed economico intervento di salute pubblica dopo i miglioramenti generali dell’igiene, primo tra tutti la possibilità per la popolazione di accedere all’acqua potabile.

Nonostante ciò i vaccini continuano ad essere sotto usati in tutto il mondo.

Dalla sua scoperta, la vaccinazione ha sempre avuto sostenitori ed accesi oppositori tanto che, nel 1863 a Londra, fu fondata un’associazione internazionale contro la vaccinazione: la “Societas Uni­versa contra Vaccinum Virus” e, nel 1902, la “Anti Vaccination Society of America” chiamava a raccolta la popolazione per diventare membri della associazione e supportarne i principi.

Da allora sino al più recente caso Wa­kefield del 1998, i risultati della politica antivaccinista non hanno portato altro che l’aumento dei casi di malattia e di morte per malattia infettiva.

Dopo oltre 150 anni i vaccini, negli ultimi mesi, hanno prodotto un vero exploit nel dibattito pubblico. Un dibattito che ha coinvolto una molteplicità di protagonisti, punti di vista diversi, interessi eterogenei, tutti a confrontarsi con un improvviso cambio di orizzonte, davvero allarmante: consolidata e diffusa, la cultura della vacci­nazione, all’improvviso, si è trovata nuova­mente bersaglio di critiche e riserve di una parte della società, posizioni negative che hanno alimentato un circuito mediatico non sempre trasparente e disinteressato.

Uno scontro forte su una questione delica­ta come i vaccini, decisiva per la salute dei cittadini, ha subito assunto un carattere tanto pervasivo e devastante perchè riguardante soprattutto i più piccoli, i nostri figli, soggetti deboli che più di altri richiamano l’attenzione dell’opinione pub­blica. Così le polemiche sui vaccini hanno conquistato prime pagine e spazi web grazie ad un pericoloso mix tra la pretesa di esercitare una libertà di scelta assoluta senza tenere conto le competenze e un tentativo di screditare i vaccini considerati quali strumenti inutili, quando non addirit­tura dannosi. Movimenti antivax, editoriali­sti furbetti ed esperti improvvisati, blogger e quant’altro, un confuso esercito è partito all’attacco della fiducia del mondo medico e della società nella comprovata efficacia preventiva di vaccini e terapie antibiotiche, efficacia raggiunta in seguito ad una lunga serie di ricerche e di esperienze sul campo che non può essere frettolosamente rimossa.

Un’opposizione ai vaccini senza basi scientifiche e mediche, che ha cercato di aprire una pericolosa frattura tra scienza e società, cittadini e istituzioni. Una deriva che ha portato la FNOMCeO a prendere tempestivamente una posizione chiara, senza se e senza ma: noi stiamo dalla parte dei vaccini. E a schierarsi in favore di una cultura della vaccinazione a 360 gradi.

A motivare tale presa di posizione un’arti­colata riflessione sui vaccini messa a pun­to in un dettagliato documento, e a dare concretezza alle considerazioni favorevoli alla cultura della vaccinazione anche la misura estrema di sottoporre a proce­dimento disciplinare sino alla radiazione medici no vax.

Un chiaro richiamo in questo senso al Codice Deontologico, agli articoli 15 e 55 là dove si ricorda che “il medico non deve sottrarre la persona assistita a trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia” e che “il medico promuove e attua un’informazione sanitaria accessibile, trasparente, rigorosa e prudente, fondata sulle conoscenze scientifiche acquisi­te e non divulga notizie che alimentino aspettative o timori infondati o, in ogni caso, idonee a determinare un pregiudizio dell’interesse generale”.

Una presa di posizione importante, da parte della FNOMCeO, che tuttavia deve essere solo un punto di partenza, non l’esito finale di questi mesi di polemiche e scontri.

Dalla convinzione profonda che i vacci­ni sono, nella storia della medicina, gli interventi più efficaci mai resi disponibili per l’uomo, si deve partire per dare vita ad una mobilitazione ampia e diffusa, capace di coinvolgere il mondo medico e sanitario, le istituzioni civili, i cittadini e le loro associazioni.

Un vasto movimento di opinione che sia in grado, nei prossimi mesi, di ricomporre quella frattura che l’offensiva no vax ha cercato in ogni modo di produrre, e di ri­stabilire il principio che i vaccini rappresen­tano un solido strumento di contrasto alle malattie e, nello stesso tempo, un’efficace garanzia di sicurezza per l’intera comunità civile.

Come medici, ci spenderemo al massimo su questo fronte, cercando di operare e persuadere tutti che questa è la via giusta.