Editoriale del 20 dicembre 2017

20 dicembre 2017


Anche quest’anno volge al termine e, in prossimità delle festività natalizie, è il momento di augurare a tutti i colleghi e ai loro cari un sereno Natale e un felice inizio d’anno.
Oltre ai consueti auguri, consentitemi di approfittare dell’occasione per fare un sincero ringraziamento a chi lavora mantenendo vivo e funzionante questo sistema sanitario; un sistema che, finora, è stato sostenuto dal sacrificio di medici e operatori e che offre quotidianamente risposte esaurienti ai bisogni e ai problemi di salute dei cittadini.
 
Un grazie a chi opera negli ospedali in una situazione di organici carenti per il blocco del turnover del personale sanitario che, in mancanza di una stabilizzazione, lascia al palo le speranze dei giovani e dei precari, con le trattative per il contratto in stallo da anni per una scarsità cronica di risorse per il fondo sanitario. Ne emerge una situazione in cui si evidenziano, non occasionalmente, il mancato rispetto di pause e riposi, ferie non godute, turni notturni in età avanzata, reperibilità oltre il dettato contrattuale su più ospedali contemporaneamente, aumento dei carichi di lavoro festivi e notturni, progressioni di carriere rarefatte, livelli retributivi inchiodati al 2010.
Il medico si trova ingabbiato in una varietà di leggi e norme che impediscono il libero esercizio delle sue funzioni, lasciandolo alle prese di una burocrazia sempre più invadente e oppressiva che sottrae spazio all'attività clinica. Un medico in affanno nei pronto soccorso sovraffollati e bersagliato troppo spesso da attacchi mediatici che, ad ogni piccolo intoppo del sistema, puntano un dito accusatore contro i professionisti trascurando contesti e situazioni, dimenticando soprattutto che a fronte di una sanità che inevitabilmente qualche volta sbaglia, ve n’è un’altra capace, preparata e volonterosa che ha reso il nostro servizio sanitario uno dei migliori del mondo.
 
Grazie ai medici di medicina generale e a chi opera sul territorio, con risorse sempre più limitate e con un contratto scaduto ormai da più di dieci anni, in attesa di una riforma delle cure primarie che sia rispettosa del valore del lavoro e della dignità dei medici, che favorisca l’integrazione del territorio con l’ospedale e preveda un concreto rilancio della prevenzione. Medici che vivono un rapporto sempre più difficile con un paziente sempre meno “paziente” e sempre più indirizzato ad una gestione della propria salute mediata dal web, spinto troppo spesso ad avviare contenziosi per un mero risultato risarcitorio.
Medici preoccupati delle sempre più strette regole burocratico-prescrittive, con un’ossessiva attenzione all’erogazione delle prestazioni sanitarie e ai “conti” del proprio lavoro, a rischio di sanzioni e multe e trasformati, a volte, in capri espiatori di decisioni e scelte politiche miopi o inadeguate.
 
Grazie ai giovani colleghi che affrontano il difficile momento di avvio della professione con entusiasmo, serietà e competenza, nonostante le difficoltà del sistema formativo attuale che, a causa di un’inadeguata programmazione, non consente a tutti di proseguire il proprio percorso di specializzazione, costringendo molti a cercare all’estero una miglior collocazione professionale. Una generazione di giovani medici con un futuro sempre più incerto, relegati dopo 11-12 anni di formazione in contratti di lavoro precari e atipici, caratterizzati spesso da remunerazioni poco dignitose, o addirittura, come accaduto di recente, liquidati con una bibita e una pizza per le loro prestazioni. Emergono, inoltre, situazioni sempre più numerose di disoccupazione e soprattutto sottoccupazione di giovani colleghi, medici e odontoiatri che, al di là dei casi specifici, rendono necessario un ripensamento delle politiche di ingresso nel mondo del lavoro e dell’intero sistema della formazione; un sistema che continua a produrre laureati ma non offre abbastanza opportunità di completare il percorso con la specializzazione o il titolo di formazione in Medicina Generale, imprigionando di fatto i giovani in un limbo senza possibilità di sbocchi professionali adeguati.
 
Nonostante questi scenari non evidenzino in maniera esaustiva le criticità del sistema sanitario attuale e le difficoltà di chi vi opera, ciascun professionista è consapevole di essere in primo luogo un Medico e di aver scelto di prendersi cura della persona, dei suoi problemi di salute e dei suoi bisogni. Il tutto nel rispetto di un codice deontologico mai dimenticato, che va oltre i principi dell’economia e della politica, che tiene conto di una dimensione “umana” e relazionale che affianca l’indispensabile formazione scientifico/sanitaria appresa nelle aule universitarie, nei laboratori di ricerca e nei reparti ospedalieri.
 
Tale dimensione è fondata in primo luogo nel “sentirsi” ed “essere” medico.