Una stagione "pericolosa"

03 aprile 2018

Una stagione "pericolosa" Facciamo i conti ogni giorno con la faccia oscura di una società violenta. Tanti i fatti, tanti i protagonisti negativi che occupano la scena, espressioni di un malessere profondo, onde di un fiume carsico che attraversa stagioni e confini geografici. Una violenza senza dubbio pervasiva: esplode indifferentemente nell’ambito privato, famigliare, ma anche livello sociale e politico, nazionale e internazionale. Un carattere forte, un elemento fermo nella nostra società liquida, che sfida coloro che sono designati a opporre ad un’illegalità diffusa gli strumenti della legalità, limitati ma efficaci. Un compito di arginare che in prima battuta riguarda le istituzioni, ma che non esclude che ognuno faccia la sua parte. Non è facile tollerare un’aggressività così diffusa, una violenza tanto invasiva, veicolata in forma acritica dal circuito mediatico, capace di creare rischi di emulazione soprattutto tra i più giovani. Sui giornali, in tv, nel mondo del web, gli ultimi anni hanno portato alla luce fenomeni ripugnanti, comportamenti che si stenta a riconoscere nelle pieghe delle interazioni che sono il cuore delle nostre società. A partire dalla violenza di genere, che provoca danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne. O dalla violenza che minaccia o colpisce ogni giorno i bambini, o di cui sono vittime gli anziani. Fenomeni allarmanti, che prima ancora di considerare dal punto di vista del profilo penale, interroghiamo con ansia come segnali inquietanti del fatto che il patto sociale che sta alla base del nostro vivere comune forse si sta pericolosamente disgregando.
  
Tutto ciò naturalmente non lascia indenne la sanità, anzi i dati Inail diffusi dalla Fnomceo descrivono un mondo sanitario pesantemente colpito dalla violenza. Su 4000 casi di violenza sul luogo di lavoro registrati in un anno in Italia, più di 1200 riguardano gli operatori della sanità. Non solo: su più di tre episodi quotidiani di violenza contro professionisti della sanità, due riguardano medici donne, soprattutto medici della guardia medica. Rischi professionali? Inevitabili ricadute di un clima generale che più o meno insidia tutto il mondo del lavoro? Le dimensioni del fenomeno non autorizzano a queste conclusioni. Sono un campanello d’allarme che allerta e che impone misure strutturali.

Un passo significativo in questo senso è la nascita dell’Osservatorio permanente per la garanzia della sicurezza e per la prevenzione degli episodi di violenza ai danni degli operatori sanitari. Un organismo presieduto dal Ministro della Salute e composto dal comandante dei Carabinieri del Nas, dal coordinatore degli assessori alla sanità regionali, dai presidenti delle Federazioni degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, degli infermieri, dei veterinari, dei farmacisti, delle ostetriche, dal direttore generale dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali e dai direttori generali della Prevenzione, della Programmazione, delle Professioni sanitarie e della Sanità veterinaria del ministero. L’Osservatorio si è insediato presso il Ministero della Salute.

Un passo significativo, l’Osservatorio, ma certamente non esaustivo. Al monitoraggio di ciò accade soprattutto nei luoghi “di frontiera” devono corrispondere risposte, iniziative, decisioni che non lascino solo il medico. Certamente indispensabili sono scelte organizzative che tutelino gli operatori sanitari, che adeguino i livelli di sicurezza alle condizioni di lavoro. Tempestiva e adeguata deve essere anche la capacità di risposta da parte del sistema giudiziario, chiamato in causa dalle denunce presentate dalle vittime di minacce e aggressioni.

Ma soprattutto il tema della sicurezza deve essere sempre all'attenzione della politica, che si mostri sensibile verso il mondo della sanità, i suoi problemi, le sue criticità. Problemi importanti che auspichiamo siano presi molto sul serio dai prossimi governo e parlamento. Solo un gioco di squadra, un’azione congiunta e coerente dUei diversi livelli istituzionali può opporre alla violenza una risposta efficace, a partire da quei settori, come la sanità, che costituiscono il fronte più avanzato dello Stato tra i cittadini.