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  • A fare il medico si impara già sui banchi di scuola

    20 aprile 2018
    Più di milleseicento studenti, oltre duecento figure professionali tra dirigenti, docenti e medici, trenta licei scientifici individuati con bando del Miur: sono i numeri del primo anno di sperimentazione del progetto ‘biologia con curvatura biomedica’, messo in atto, per l’anno scolastico 2017/18, grazie a un protocollo tra il Miur e la Fnomceo, la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Il progetto prevede, per i licei scientifici, a partire dal terzo anno, un nuovo indirizzo ‘biomedico’, con l’inserimento nel piano di studi di cinquanta ore dedicate a un orientamento verso la medicina: venti ore di lezioni teoriche tenute dai docenti di biologia, venti ore di lezioni magistrali tenute da medici individuati dagli Ordini, più dieci ore ‘sul campo’, con visite ad ambulatori, ospedali, laboratori di analisi. L’accertamento delle competenze avviene in itinere, in laboratorio, tramite la simulazione di ‘casi’, e, ogni bimestre, attraverso la somministrazione di test a risposta multipla. Il percorso dura tre anni, per un totale di centocinquanta ore: al termine, tutti al via per il test per Medicina, test che, a giudicare dalla sperimentazione nata da un’idea della preside Giuseppina Princi e di Pasquale Veneziano, presidente dell’Ordine dei Medici di Reggio Calabria - già posta in essere da anni presso il Liceo Scientifico ‘Leonardo da Vinci’ di Reggio Calabria, ora capofila del progetto insieme all’Omceo - viene superato dalla stragrande maggioranza degli studenti che hanno seguito il percorso.
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Editoriale del Presidente

  • 03 aprile 2018
    Pres 2018
    Facciamo i conti ogni giorno con la faccia oscura di una società violenta. Tanti i fatti, tanti i protagonisti negativi che occupano la scena, espressioni di un malessere profondo, onde di un fiume carsico che attraversa stagioni e confini geografici. Una violenza senza dubbio pervasiva: esplode indifferentemente nell’ambito privato, famigliare, ma anche livello sociale e politico, nazionale e internazionale. Un carattere forte, un elemento fermo nella nostra società liquida, che sfida coloro che sono designati a opporre ad un’illegalità diffusa gli strumenti della legalità, limitati ma efficaci. Un compito di arginare che in prima battuta riguarda le istituzioni, ma che non esclude che ognuno faccia la sua parte. Non è facile tollerare un’aggressività così diffusa, una violenza tanto invasiva, veicolata in forma acritica dal circuito mediatico, capace di creare rischi di emulazione soprattutto tra i più giovani. Sui giornali, in tv, nel mondo del web, gli ultimi anni hanno portato alla luce fenomeni ripugnanti, comportamenti che si stenta a riconoscere nelle pieghe delle interazioni che sono il cuore delle nostre società. A partire dalla violenza di genere, che provoca danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche alle donne. O dalla violenza che minaccia o colpisce ogni giorno i bambini, o di cui sono vittime gli anziani. Fenomeni allarmanti, che prima ancora di considerare dal punto di vista del profilo penale, interroghiamo con ansia come segnali inquietanti del fatto che il patto sociale che sta alla base del nostro vivere comune forse si sta pericolosamente disgregando.
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